Il Paravento di Luigi Costa
Arte vetraia
Un legame dimenticato che unisce Desio e uno dei più grandi maestri vetrai del Novecento: il cavaliere Luigi Costa. Nato a Mantova nel 1887, Costa è stato uno straordinario interprete dell’arte vetraria sacra e profana, con oltre cento opere in chiese italiane, una delle quali un paravento in vetro che si trova nei Musei Vaticani. Il motivo per cui si trova lì? Fu donata da Costa a papà Pio XI. Oggi, dopo un secolo da quella donazione, la memoria del cavaliere Costa torna a vivere grazie all’iniziativa degli eredi, in particolare Enrico Costa, nipote dell’artista, e sua moglie Elisabetta Giacobbe. Hanno contattato il Centro internazionale di studi e documentazione Pio XI, chiedendo che venga data visibilità alla documentazione inedita del legame tra papa Ratti e Costa in loro possesso: fotografie ritrovate, articoli di giornale, lettere, riconoscimenti ufficiali e soprattutto il racconto dettagliato dell’incontro tra il maestro e il Pontefice. «Ci farebbe piacere – spiega Elisabetta Giacobbe – che anche Desio potesse raccontare questo rapporto bellissimo tra il cavaliere Costa e Papa Pio XI. Il maestro aveva tenuto moltissimo a quell’incontro. Lo ricordava come uno dei momenti più emozionanti della sua carriera». Una proposta che il Cisd ha deciso di sostenere, mostrandosi disponibile a pubblicare i materiali sul proprio sito ufficiale, per raccontare un’altra sfaccettatura del pontificato di Achille Ratti. «La storia del cavaliere Luigi Costa è davvero affascinante e ci permette di arricchire la documentazione sul nostro caro papa desiano – spiega Agostino Gavazzi, presidente del Cisd – Ora capiremo come valorizzare al meglio questa interessante storia, magari pubblicandone la documentazione sul nostro sito». Il paravento, composto da vetri colorati provenienti dall’estero e tagliati a mano per farne un mosaico – una delle teniche più complesse in assoluto, poiché ogni errore costringe a dover utilizzare nuovi pezzi – fu accolto con grande piacere da papa Ratti. Secondo la testimonianza dello stesso Costa, raccolta dal celebre giornalista Massimo Alberini in un’intervista del 1937 sulla rivista Omnibus, fu il bussolante vaticano ad accompagnarlo da solo nello studio privato del Papa, dove l’opera era già collocata. «Il Papa si congratulò di persona con Costa e conservò gelosamente il paravento nella sua biblioteca privata» conferma ancora Giacobbe. A suggello di questo apprezzamento, papa Pio XI conferì a Luigi Costa la Croce Pro Ecclesia et Pontifice, una delle più alte onorificenze vaticane per i laici. E ancora sei anni dopo, in un’intervista al quotidiano La Libertà, lo stesso papa parlò del maestro vetraio con affetto e stima. Negli anni ‘90 molti dei documenti sono andati persi, ma quanto è rimasto è oggi visibile anche sul sito di Regione Lombardia, grazie al lavoro di recupero e digitalizzazione degli eredi. «Il presidente Attilio Fontana è rimasto molto colpito da questa vicenda e dalla vita di Costa – aggiunge Giacobbe – e ci auguriamo che anche la città di Desio voglia riconoscere il valore artistico e simbolico di questa storia».
Articolo a firma Alessandro Onida tratto da “Il Cittadino di Monza e Brianza
del 9 agosto 2025″

